venerdì 19 maggio 2017

Loie Fuller, biografia di una ballerina del Folies Bergère | Belle epoque | "La radiazione ionizzante ti fa bella"

Poster con Loïe Fuller alle Folies Bergères di Jules Chéret 

Loie Fuller

via Wikipedia


La radiazione ionizzante ti fa "immortale"




Loïe Fuller nel 1900
Ritratto di Loïe Fuller, da Frederick Glasier 1902. 
Loïe Fuller, nome d'arte di Mary-Louise Fuller (Fullersburg15 gennaio 1862 –Parigi gennaio 1928), è stata una danzatrice e attrice teatrale statunitense.
Pur non avendo mai studiato danza fu, con Isadora Duncan e Ruth St. Denis, una delle pioniere del balletto moderno statunitense, artefice di una nuova idea di balletto, basata sugli effetti combinati del movimento del corpo con stoffe e luci colorate.
Scritturata dal 1892 alle Folies Bergère, riscosse enorme successo e fu immediatamente ricercata e ritratta dagli artisti dell'epoca, tra i quali Henri de Toulouse-Lautrec
Il suo nome venne spesso ricordato come Loïe Fuller o, più semplicemente, La Loïe.
Loie (o Loïe ) Fuller  non aveva formazione di danza, ottenne l'esperienza agendo sul palco
Un esperimento casuale con un  gonna over-lunga   che  poi sviluppò in una danza. 


Morì di cancro a Parigi,  il 1º gennaio 1928, quasi certamente per le forti dosi da radiazioni ionizzanti dovute all'utilizzo di ali di farfalla al radium, che rendevano fluorescenti gli spettacoli parigini. È sepolta nel cimitero di Père Lachais




La radiazione ionizzante può causare danni se incide su tessuti biologici. La radiazione alfa ha un basso potere di penetrazione, quindi viene facilmente fermata dallo strato superficiale della pelle costituita da cellule morte, di conseguenza non è pericolosa per l'uomo nei casi di irradiazione esterna. Diventa pericolosa nelle situazioni in cui la sorgente radioattiva viene inalata o ingerita (irradiazione interna) perché in questo caso può ledere direttamente tessuti radiosensibili. La radiazione gamma (fotoni) invece, avendo un potere di penetrazione molto elevato, può risultare pericolosa per gli esseri viventi anche in situazioni di irradiazione esterna. La quantità di radiazione assorbita da un corpo viene chiamata dose assorbita e si misura in gray.

I danni che una radiazione ionizzante può provocare ai tessuti biologici sono di vario tipo e vengono suddivisi in:
danni somatici
danni genetici

Sebbene poco noto all'opinione pubblica, l'esposizione alle radiazion ionizzanti (si dice comunemente alla radioattività) è sempre presente in natura, e molto variabile a seconda della costituzione geologica dei luoghi. L'Istituto Superiore della Sanità stima che in Italia avvengano tra i 1.500-9.000 decessi l'anno dovuti all'esposizione a fonti naturali di radioattività. Le attuali normative anti-inquinamento prevedono limiti stringenti sull'esposizione individuale, che coinvolgono anche l'esposizione a materiali da costruzione comuni come il tufo (che sprigiona vapori di radon).





Carriera 

Marie Louise Fuller nacque a Chicago nel sobborgo di Fullersburg. Pur non avendo mai studiato danza Loïe Fuller, vantò sin da giovanissima una ricca carriera professionale come attrice di teatro e ballerina esibendosi in diversi generi teatrali, dal burlesque, al circo, all’intrattenimento e varietà. Iniziò la sua carriera teatrale come attrice e poi come coreografa, eseguì danze nel burlesque come ballerina.
Fuller sviluppò un  proprio movimento naturale e improvvisazioni tecniche, combinando la coreografia con seta, costumi illuminati e luci multicolori di suo proprio disegno. 

Anche se la Fuller era diventata famoso in America attraverso opere come Serpentina (1891), non fu presa sul serio dal pubblico. La sua calda accoglienza a Parigi durante un tour europeo la convinse a rimanere in Francia. Si esibiva regolarmente al Folies Bergère. Loie Fuller,  divenne l'incarnazione della Art Nouveau.
Nel 1892 Loïe Fuller fu ingaggiata al Folies Bergère di Parigi: si esibiva in perfomance utilizzando proiettori elettrici che creano giochi di luce. Dopo che venne scritturata a Parigi al Folies-Bergère, divenne in pochissimo tempo uno dei miti della Belle Epoque. Toulouse-Lautrec le dedicò ritratti e disegni, precorse ed influenzò il Liberty. Attirò l’attenzione di pittori e intellettuali come Marie Curie  e venne ritratta da vari artisti dell’epoca, in particolare Henri de Toulouse-Lautrec e Auguste Rodin, divenendo una delle personalità ricercate e acclamate della Belle Epoque.

Opere scritte 

Memoire autobiografico di FullerQuinze ans de ma vie " scritto in francese e pubblicato da nel 1908. 

Grazie ad uno specchio posizionato di fronte ad una finestra, Loie Fuller scopre la sua nuova danza come lei stessa racconta: “Lo specchio era posizionato proprio di fronte alle finestre, che avevano le lunghe tende gialle tirate. Attraverso di esse il sole spandeva nella stanza una luce ambrata che mi avvolgeva completamente, creando sulla veste effetti di trasparenza. Riflessi d’oro si rincorrevano tra le pieghe di seta luccicante e in quella luce il mio corpo veniva appena rivelato sotto forma di una sagoma oscura. […] Avevo creato una nuova danza. Perché non ci avevo mai pensato?”.

“Lei è la farfalla, il fuoco, la luce, il cielo, le stelle. Fragile, sotto un materiale fluttuante, ornata d’oro bianco, calcedonio e berillo, è apparsa Salomè. Dopo, l’umanità è passata via febbrilmente. Per lenire le nostre anime logore e rasserenare i nostri incubi puerili, una fragile figura danza in una veste celestiale”. Con questo suggestivo ritratto di Loie fuller, fatto dall’amica Gab, si conclude questa autobiografia che dopo oltre cento anni continua ancora ad appassionare.


Riferimenti 


Miss Loïe Fuller, danzatrice non particolarmente affascinante o brava tecnicamente ma creativa: inventò un tipo di danza basata più su movimenti di tessuti ed effetti luminosi che su movimenti del corpo.




Dall’America a Parigi, brillò un gioiello grezzo difficile da amare a prima vista, e che sembrò accettare ogni umiliazione pur di non cedere le sue creazioni, che danno l’impressione di un capriccio, tanto la sua ostinazione fu ermetica. Nella città della vivace avanguardia artistica, questa strana danza che trasformò i veli leggeri scossi con vigore dalle braccia muscolose di Loïe ora in un uccello del paradiso, ora in una meravigliosa corolla, apparve sotto la luce che merita, per il pubblico dell’epoca, meravigliato nell’assistere al sacrificio fisico cui si sottopose l’artista per offrire dei numeri letteralmente abbaglianti, che bruciavano gli occhi così come illuminavano la scena, al suo lavoro continuo per trarre il maggior profitto dai progressi tecnici dell’era industriale, alla sua intransigenza come artista, inventrice di dispositivi brevettati e imprenditrice, in un’epoca in cui molte poche donne potevano definirsi tali. Come il pubblico davanti agli spettacoli di Loïe Fuller, era cosciente di assistere  a qualcosa di unico, di straordinario e di totalmente nuovo.

Loïe Fuller morì di cancro, probabilmente, a causa delle radiazioni emesse dal radium con cui intrideva le ‘ali di farfalla’ in tessuto per renderle fluorescenti durante le esibizioni, ma Toulouse-Lautrec la rese immortale.





Biografia

Si formò in tenera età come attrice teatrale e danzatrice in spettacoli folkloristici, vaudevillecirchiburlesque e teatro di varietà, ricavandone il gusto per la teatralità immediata, il movimento repentino e veloce, l'arte dell'improvvisazione. Molteplici esperienze nei diversi generi teatrali,  un lasso temporale ravvisabile tra il 1865 ed il 1891, anni durante i quali la Fuller si esercitò anche come manager, autrice teatrale e coreografa a ParigiLondra e New York.

Loïe Fuller vista da Toulouse-Lautrec
Loïe Fuller protagonista alle Folies-Bergère in una locandina dell'epoca

Fisicamente non molto alta, aggraziata e di bell'aspetto, fortemente miope, Loïe Fuller non si definì mai una danzatrice: non aveva mai studiato danza, ma riteneva il movimento corporeo una necessità imperativa per l'espressione teatrale.

Illuminotecnica: dalla frequentazione dei palcoscenici, la Fuller si rese conto che il dinamismo del movimento era prodotto non tanto dal solo movimento del corpo, ma dell'abbinamento tra questi e la luce, il colore, il suono.  Così nacquero coreografie di forte impatto visivo, che videro la danzatrice liberarsi dei costumi classici del balletto a favore di lunghe tuniche in seta colorata, che col roteare sulle gambe producevano effetti innovativi rispetto alla tradizione ballettistica e della messinscena. Era lei stessa a creare le luci dei suoi spettacoli. Celebre, tra le altre, la sua danza serpentina.



Le innovazioni della Fuller, ballerina dilettante, sono da ricercarsi nella cura illuminotecnica degli allestimenti. Precorse e influenzò, rimanendone influenzata a sua volta, il liberty, con continui richiami al floreale ed al virtuosismo cromatico, presente nelle sue performance. Alla sua formazione contribuì il teatro simbolista, nonostante la Fuller non avesse mai avuto contatti diretti con esso.
Apertamente omosessuale, non fece del suo orientamento sessuale uno scandalo, ma non lo nascose alle sue allieve, con le quali  ebbe rapporti non solo professionali. 




Lumière's Movie of Loie Fuller performing the Serpentine Dance, recorded in Paris in 1896





"LA DANSEUSE"  film biografia sulla vita di Loie Fuller | anno 2016

Dopo un secolo dalla sua prima pubblicazione nel 1913, “Una vita da danzatrice”, l’autobiografia di Loie Fuller, nel 2016 compare una versione cinematografica romanzata con la regia di Stéphanie Di Giusto


The Dancer è il docufilm firmato Stéphanie Di Giusto. Il lungometraggio porta sul grande schermo la storia, la vita ed i sogni di Loïe Fuller,  colei che ha rivoluzionato il concetto e l'anima della danza moderna. La pellicola mostra il sogno di una donna che diventa realtà.

Il vero nome dell'artista era Mary-Louise Fuller nel tempo si trasformò artisticamente in Loïe. "L'oïe" è un'espressione medievale francese che significa "essere ricetti..ProfiLa regista riscopre Loïe Fuller, grande protagonista della Parigi dei primi del Novecento. Coperta da metri di seta, circondata di luci elettriche e colori, Loïe reinventava il suo corpo a ogni esibizione, sorprendendo il pubblico con la sua ipnotica e celebre "serpentine dance". Divenuta simbolo di una generazione, avrebbe fatto di tutto per perfezionare la sua arte, incurante anche della sua saluteLoïe Fuller, adolescente irrequieta che legge Shakespeare e tira col lazo, cresce col padre nel West americano. Alla morte violenta del genitore ripara in città dalla madre. Stretta negli abiti che la madre le cuce addosso, Loïe sogna di fare l’attrice e di calcare il palcoscenico. Tra un’audizione e una delusione trova il gesto che cambierà la sua vita e la condurrà a Paris, dall’altra parte dell’oceano. Sprofondata dentro un mare di seta e attrezzata con lunghe bacchette inventa una danza impalpabile e illuminata da effetti cromatici. L’America non è ancora pronta ad accogliere la sua visione, traslocatasi a Parigi trova un mondo all’altezza del suo talento. A contatto con i teatri e i movimenti artistici perfeziona la sua performance e diventa icona indiscussa al debutto del Ventesimo secolo.Simbolo della Parigi avanguardista, pioniera della danza contemporanea, ammirata da Mallarmé e Lautrec e ‘scolpita’ da Rodin, Loïe Fuller fu musa e impresaria di una stagione gloriosa. Prima performeuse della storia, inventa un gesto, cerca spazi espressivi e sotto metri di tessuto leggero sboccia sulla scena come una farfallaBiografia romanzataLa danseuse di Stéphanie Di Giusto è  molto concentrata sul corpo della Fuller, che inventa la danza serpentina, caleidoscopica estremizzazione della skirt dance. Le sue straordinarie doti, imprenditoriali prima che motorie, producono uno spettacolo strabiliante che cattura la natura con la tecnica. Trasfigurata in fiore, farfalla, fiamma da veli avvolgenti, bacchette che prolungano i movimenti delle braccia e proiezioni colorate che disegnano illusioni sulla seta, la Fuller è il punto di incontro tra il cinema e la danza. Di Giusto: " L’arte dell’artista americana è oltre la danza".
La Fuller non era propriamente una ‘ballerina’, non lo era nel senso delle architetture di movimento, tecniche o stili precisi, lo era piuttosto nel senso di arte del corpo. Spazio e vibrazioni del corpo sono stati la materia prima della sua danza ‘filtrata’ dalla luce. Visionaria, con una disciplina tenace, la manipolazione dei tessuti con raggi luminosi sapientemente diretti, i suoi spettacoli teatrali diventano cinematografici come dimostra La danseuse, film ipnotico e ammaliante. Attraverso sequenze suggestive la regista riproduce le sue figure mutevoli e le sue immagini oniriche.
Sbilanciata da una storia d’amore, quella consumata col conte di Gaspard Ulliel, nobile decaduto che finanzia il suo sogno dall’altra parte del mondo, La danseuse perde qualche volta il controllo della traiettoria ma poi lo ritrova col personaggio di Isadora Duncan, prodigio della danza, anche lei americano, che vince la Fuller nel momento in cui l’artista pensava di aver trovato la grazia cercata tutta la vita. A incarnarla sullo schermo è  la giovane Lily-Rose Depp (figlia di Vanessa Paradis e di Johnny Depp)  meravigliosamente eterea e opportunista. La Duncan entra a piedi nudi nella danza e nella vita della rivale, opponendo al dispositivo la fluttuazione, al movimento teatrale il movimento naturale del corpo. Sciolta in tuniche leggere, innamora la Fuller e come lei diventa promotrice di se stessa. La Di Giusto narra il destino di due artiste che hanno inciso sul panorama culturale del tempo stimolando riflessioni, influenzando il gusto, diventando soggetto di produzioni artistiche.
Nel segno di un’indipendenza rivendicata con forza, la giovane autrice rimarca nelle sue eroine la trasgressione sessuale e la vanificazione dello stereotipo sessuale della danzatrice, la prima celando il corpo nei tessuti, la seconda facendone l’oggetto della propria arte scenica in forma sublimata. Negli anni in cui nasceva il cinema sbarcano entrambe in Europa e delineano due tendenze opposte: una naturalistica, quella dei fratelli Lumière che riproducono la realtà fedelmente come il corpo della Duncan libero, e una spettacolare che utilizza trucchi e illusioni ottiche, come fa Loïe Fuller.
Cinema e danza, arti coetanee, nuove nello stesso momento e a cavallo tra due secoli, si attraggono e si influenzano a vicenda nel rispetto delle diversità, sublimate in due corpi in movimento verso il cinema e una danza libera. Portatrici di visioni e rivoluzioni artistiche differenti, la Fuller aggrappata all’ideale progressista delle conquiste scientifiche e tecnologiche, la Duncan a quello tardo-romanico del ritorno alla natura e dell’ellenismo, le danseuse respirarano attraverso un montaggio nervoso la tensione dinamicamente palpabile delle sue protagoniste.





"French singer/actress Soko (Augustine) and ingénue-of-the-moment Lily-Rose Depp lead a star-studded cast in Stéphanie Di Giusto’s spectacularly mounted screen biography, inspired by the true story of two rival pioneers of modern dance and theatrical presentation in late 19th-century Paris. Nothing in her background destined Loïe Fuller (Soko), born in the American Midwest, to become the toast of the Belle Epoque cabarets – or to perform at the Paris Opera. Hidden behind metres of silk, her arms extended by long wooden rods, the athletic Fuller was able to reinvent her body on stage, enthralling her audiences a little more every night with her revolutionary “Serpentine” dance. Dazzling the capital, she became an icon, the blazing symbol of a generation. Eminent admirers fell to her feet: Toulouse-Lautrec, the Lumière Brothers, Rodin. Even if the physical effort risked destroying her back, even if the glare of the stage lights seared her eyes, she never faltered in the quest to perfect her art. But it was Loïe’s meeting with Isadora Duncan (Depp) – a beautiful young prodigy hungry for glory – that threatened everything: her stature, her confidence and her sanity. With excellent support from Gapard Ulliel, Mélanie Thierry, Louis-Do de Lencquesaing and François Damiens, this gorgeously realised debut charts the remarkable destiny of a woman ahead of her time, one who revolutionised her art to a degree that still astounds over a century later."










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