La protesta degli avvocati partita da Catania,  "petizione per “la riduzione drastica e immediata dei costi della cassa forense” ha raccolto oltre 20mila adesioni ed è destinata a dilagare in ogni angolo dei tribunali italiani: la #cassa forense sembra non aver compreso la portata del malcontento.

Da gennaio 2017 presso il tribunale di Catania si sottoscrive la raccolta firme per “la riduzione drastica e immediata dei costi della cassa forense”, promossa da alcuni avvocati del foro di Catania, che divengono così intestatari di una battaglia nazionale, si sono affiancati alla protesta avvocati dei fori di Agrigento e di Napoli.


NAPOLI
L’associazione Nuova Avvocatura Democratica (NAD) ha comunicato che è in corso a Napoli un’iniziativa associativa, denominata “digiunare per sensibilizzare”. Precisano che non si tratta di una protesta bensì di una proposta. Nuova Avvocatura Democratica è composta da soci che partecipano all’iniziativa, fatta non solo di digiuno e presidio, ma di sostegno corale e convinto di decine e decine di colleghi, anche non appartenenti a NAD. 

I dati diffusi da Cassa Forense delineano uno scenario decadente: i redditi scesi e le diseguaglianze spaccano una categoria nella quale il 56,20% guadagna solo l’11,5% del reddito complessivo prodotto dagli avvocati in Italia. 

I costi richiesti a tutti per continuare ad esercitare la libera professione, però, non tengono conto di tutto ciò. Gli organismi rappresentativi dell’avvocatura non sembrano prendere contromisure per fermare il declino della propria categoria. 

Il Consiglio Nazionale Forense, l’organismo di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura italiana, ha approvato un regolamento che introduce da gennaio 2016 un “gettone di presenza” per i componenti dell’ufficio di presidenza, i quali rendono la politica forense una vera e propria attività politica professionale, archiviando la previsione dei soli rimborsi spese.
I gettoni ammontano a 90.000 euro per il presidente avv. Andrea Mascherin, 70.000 per il consigliere segretario, 50.000 per il vicepresidente e il tesoriere nonché un gettone di presenza di 650 euro per gli altri 28 consiglieri per ogni seduta, i quali ultimi possono ammontare fino a quasi 700.000 euro all’anno, pagati anche da quel 56,20% di avvocati che guadagnano meno di 20.000 annui e che, grazie a questo, si stanno cancellando dall’albo scegliendo altri mestieri nonostante un lungo e tortuoso percorso di studi e pratica professionale per giungere ad esercitare la libera professione nel settore del diritto. 

Avvocati in sciopero della fame contro la "casta" forense

"Da due giorni presidiano anche di notte l'ingresso del palazzo di giustizia di Napoli e hanno cominciato un sciopero della fame per protesta contro le strutture della loro categoria. Non sono disoccupati organizzati né operai che hanno perso il posto di lavoro. Sono avvocati che cercano di invertire la rotta di una professione che non solo a Napoli ha vissuto un'epoca d'oro ma che ora è in declino. Nell'ultimo anno 700 gli avvocati napoletani che hanno cancellato la loro iscrizione all'albo della professione perchè non in grado più di versare le quote necessarie per l'iscrizione alla Cassa forense. C'è una casta nella professione, denunciano gli avvocati, che si ingrassa con indennità e privilegi derivanti da incarichi troppo retribuiti negli organismi di rappresentanza della categoria mentre tanti giovani avvocati lasciano la professione perchè non più in grado di supportare le spese. Insieme al digiuno, gli animatori della protesta hanno organizzato anche una petizione per intervenire sul ribasso delle quote d'iscrizione della cassa forense che ha raccolto per ora 20mile firme in tutta italia" (intervista Ciro Sasso, avvocato)
La petizione ribadisce che dallo scorso anno chiunque risulti iscritto all’albo degli avvocati, indipendente dal fatturato, è tenuto a versare un minimo alla cassa previdenziale, tale minimo è intorno a euro 3.800 annui. 
Gli avvocati possono attivare sul sito ufficiale di CF una simulazione pensionistica: pagando 3.800 euro l’anno, dopo circa 35 anni di lavoro, avranno diritto ad una base pensionistica di euro 370.

La petizione segnala i costi esorbitanti degli organi di amministrazione e controllo della Cassa. 


CATANIA
Immagine: Catania panorama | via Wikipedia
La Petizione è stata lanciata da avvocati non aderenti ad associazione o sindacato, 
L'avvocato Goffredo D’Antona  è il primo firmatario.
La sottoscrizione è altresì possibile tramite i social network, visitando la pagina evento dedicata, apponendo la firma ed indicando il foro di appartenenza. 

“In questo momento storico la crisi dell’Avvocatura è evidente a tutti – si legge nella petizione – tanti Avvocati fanno sacrifici enormi ogni due mesi per pagare quanto dovuto, togliendo risorse economiche all’aggiornamento professionale, alla retribuzione dei collaboratori.”

“Assistiamo a continue cancellazione dagli Albi da parte di avvocati di tutte l’ età per difficoltà di ogni tipo, tra queste proprio il pagamento della Cassa forense“.
In riferimento ai costi di gestione degli organi si dice “sono palesemente inopportuni e ci consentirete indecorosi”.
Su facebook il gruppo TribunaleCatania  promuove la raccolta firme e dirama informazioni.



AGRIGENTO
"Gli avvocati agrigentini si mobilitano aderendo all’iniziativa nazionale promossa dai colleghi di Catania per la riduzione immediata dei costi della Cassa Forense. Dopo il successo ottenuto con la protesta contro la riforma della Legge Professionale Forense che avrebbe imposto la cancellazione dall’albo a seguito del mancato pagamento dei contributi previdenziali, adesso gli avvocati ritengono necessario, con la stessa determinazione, insistere nel richiedere una profonda revisione dei costi imposti dalla Cassa Forense. L’avvocato agrigentino, Barbara Garascia, tra i promotori dell’iniziativa, afferma : “Siamo entrati subito in sintonia con i colleghi di Catania, con cui stiamo collaborando attivamente, poiché, come loro, riteniamo che non sussistano le condizioni per mantenere e continuare ad accettare l’imposizione di balzelli assolutamente non rapportabili ad una pensione minima che ci troveremo a percepire dopo aver versato per una intera vita cifre considerevoli. Gli avvocati iscritti all’albo, indipendentemente dal reddito prodotto, sono tenuti a versare un minimo di cassa previdenziale che si attesta intorno a 3.800 euro l’anno, maturando dopo circa 35 anni di lavoro il diritto ad una base pensionistica inferiore a 400 euro. Di contro, riteniamo non giustificati e, pertanto, inaccettabili i costi legati all’amministrazione della Cassa Forense, che si aggirano intorno a 3 milioni di euro, derivanti da gettoni di presenza ed emolumenti sproporzionati per le cariche. Tanti colleghi sono già stati costretti a cancellarsi dall’albo non riuscendo a sostenere gli elevati costi, rinunciando alle aspirazioni professionali, mortificando i sacrifici delle famiglie per mantenere i figli agli studi, e privando la società dell’apporto della validità di tante intelligenze" - conclude l' avvocato Garascia. Gli avvocati della provincia di Agrigento, al Tribunale di Agrigento, potranno firmare la petizione proposta dagli avvocati di Catania per la riduzione immediata dei costi della Cassa Forense."