lunedì 15 maggio 2017

SCHIZOFRENIA: PROBLEMA DI CHI? | Guarigione dalla schizofrenia senza farmaci

Immagine: Gustav Klimt | Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907)| via Wikimedia 


Maggio 2017 | Avvocato Gabriella Filippone | Rassegna stampa | Le notizie on line |



"Ali spezzate" Film documentario diretto da Daniel Mackler, regista ed ex-psicoterapeuta.

L'opera riguarda un argomento triste  e difficile, non si tratta certo di una comedy brillante o di una soap evasiva. 
Vuole dimostrare che i farmaci possono esacerbare il problema della schizofrenia, rendendo la guarigione improbabile, cronicizzando la malattia.

Daniel Mackler, illustra la possibilità di guarire pienamente dalla schizofrenia senza farmaci psichiatrici. 
Per molti di coloro che lavorano a vario titolo nel settore della salute mentale, e secondo l’industria farmaceutica, ciò non è possibile. Per motivi forse intuibili.




Le forme depressive e la schizofrenia sono affezioni mentali che colpiscono una percentuale significativa della popolazione mondiale.


schizofrenia

schi·ẓo·fre·nì·a/
sostantivo femminile
  1. Malattia mentale caratterizzata da dissociazione della personalità e delle altre attività psichiche fondamentali: presenta delirio, allucinazione, disordine percettivo, ideativo o del comportamento.










"Ali spezzate", Documentario sulla schizofrenia, Guarigione senza farmaci

 (italian subtitles)


"Ali spezzate" è un documentario sulla guarigione dalla schizofrenia senza farmaci, con Joanne Greenberg (autore del bestseller "Mai ti ho promesso un giardino di rose"), guarita da più di cinquant'anni, e Catherine Penney, guarita da più di trent'anni. Interviste con Peter Breggin, Robert Whitaker e Bertram Karon. Diretto da Daniel Mackler.








La guarigione dalla schizofrenia senza farmaci, con Joanne Greenberg (autore del bestseller "Mai ti ho promesso un giardino di rose"), guarita da più di cinquant'anni, e Catherine Penney, guarita da più di trent'anni.




Tratto dal film documentario di Daniel Mackler:




    Catherine Penney - " Non riuscivo a capire bene cosa dicevano. Non potevo nemmeno prendere una guida telefonica  per trovare un numero. Terrore è la sola parola che possa descrivere questa sensazione. 

    Fui ricoverata in Neuropsichiatria. Mi sedarono talmente tanto che potevo appena camminare. Reazioni distoniche. Non avevo speranza. Dissero a mia madre che avevo una malattia mentale da cui nessuno guarisce. La mia diagnosi era schizofrenia. "


    Joanne Greenberg - "Ti ritrovi aggrappato a un muro...in una pura posizione di difesa... Costruivo un muro."





    • Le radici della schizofrenia 

    Dott. Bertram Karon - "Non ho mai incontrato uno schizofrenico la cui vita non mi avrebbe fatto impazzire se fossi stato io a viverla. Non parlo della loro vita come è descritta nelle cartelle psichiatriche. Di persone che non vogliono sapere come è stata, ma della loro vita come l'hanno vissuta... 
    In questo caso non avrei dubbi che sarei malato come il paziente  e nella sua stessa condizione.
    E in effetti non ho mai lavorato con una persona schizofrenica senza uscire da una seduta pensando: Mio Dio questo uomo ha vissuto in questo modo."  



    • Cathrine Panney è nata nel 1950 

    Catherine Penney - "Mio padre morì in Corea quando avevo 10 mesi. Mia madre in quel momento era incinta di mia sorella Cindy. Uno dei miei primi ricordi è la depressione di mia madre e l'impressione che fosse colpa mia. E sento che questa esperienza ha lasciato su di me un'impronta permanente. Dovevo essere buonissima o mia madre o mia madre non sarebbe rimasta con me, avrebbe potuto avere voglia di abbandonarmi. Sentivo che era mio compito di mantenere il suo amore."

    Dott. Daniel Dorman - "Sua madre era una persona che non capiva le identità separate. La madre vedeva Catherine come la reincarnazione del padre morto. Così, Catherine era una specie di "non-persona".

    Catherine Penney - "Quando avevo 6 anni, mia madre sposò un altro Marine. All'epoca in cui si sposarono, non si capiva chiaramente che lui avesse dei problemi con l'alcool. Ma col tempo la cosa divenne sempre più chiara. Quando beveva diventava verbalmente... cattivo. Generalmente era ubriaco alla fine del pomeriggio e la sera, fino alle 9, quando andava a dormire. Ho sempre avuto paura che diventasse fisicamente violento perchè talvolta andava dritto da mia madre e le diceva: "Puttana!" E per una bambina piccola una cosa del genere è terrorizzante"

    Dott. Bertram Karon - "Quando si ha a che fare con una persona schizofrenica si deve presumere che la sua vita sia stata orribile. Bisogna anche presumere che sia terrorizzata. E naturalmente, se sei terrorizzato e se hai avuto una vita terrorizzante perché dovresti avere fiducia in qualcuno? Quale esperienza passata potrebbe darti la capacità di avere fiducia in qualcuno che dice "Sono qui per aiutarti..?" In effetti tanti lo hanno detto e non sono stati affatto utili, a partire dai genitori, ovviamente, e proseguendo con altre figure di autorità che non sono d'aiuto, inclusi i professionisti psichiatrici che hanno detto : "Sono qui per aiutarti" e hanno fatto cose molto spiacevoli."





    • Joanna Greenberg è nata a  Brooklin, New York, nel 1932 

    Joanne Greenberg - "Ricordo che tutto è cominciato quando avevo 6 anni e stavo tornando a casa dopo tutte queste operazioni."

    Intervistarore - "Che operazioni?"


    Joanne Greenberg - "Avevo quattro reni e quattro ureteri. Me la facevo spesso addosso e per questo venivo punita ...e altro. E non c'era modo in cui potevo controllare questa cosa. Beh, alla fine scoprirono il problema e fecero gli interventi chirurgici ...Una volta era dolorosissimo. Quando tornai dall'ospedale pioveva, le lacrime colavano giù  sul finestrino della macchina e una voce disse: "E' così che sarà la tua vita."

    Catherine Penney - "Avevo 8 anni quando mi vennero i primi pensieri suicidari. Erano spaventosi. Non è che volessi pensare al suicidio. I miei pensieri erano "Uff.. voglio uscire da qui".
    Questa cosa ebbe delle ripercussioni anche a scuola. Cominciai a sentirmi molto diversa, molto strana.
    Venivo spesso presa in giro.
    Mi chiamavano "Occhi all'infuori", "Strega" e nomi del genere!" E per di più non potevo tornare a casa e dire ai miei quanto mi sentissi male, quanto mi sentissi strana e non piacevo a nessuno, perché se lo avessi fatto, li avrei fatti arrabbiare!


    Intervistarore - "Capito!"

    Catherine Penney - "Quindi a partire da un'età molto giovane cominciai a sviluppare un altro modo di di gestire tutto questo dolore, perché era una cosa estremamente dolorosa.



    Joanne Greenberg - "C'era una separazione tra me e le altre persone...finchè tutti divennero una sola persona qualsiasi. Avevo 10 anni quando gli "altri" vennero da me per dirmi "Tu non sei dei loro, appartieni a un altro luogo!

    Intervistarore - "Delle persone vennero da Lei?"


    Joanne Greenberg - "Non delle persone...certe cose "così."


    Dott. Peter Breggin - "Le persone che diventano psicotiche o qualsiasi termine si voglia usare...hanno perso il contatto con la realtà, in particolare con le altre persone. Non sentono più una connessione con gli altri esseri umani tale da sentirsi, anch'essi, esseri umani."

    Joanne Greenberg - "Non so quale impressione davo, tanto da far sì che la gente mi odiasse, o mi prendesse in antipatia, o si arrabbiasse. Ma certamente ci deve essere stato qualcosa, perché era una reazione quasi universale."



    • Prospettive a lungo termine per persone affette da schizofrenia


    Robert Whitaker giornalista e autore - "Nel campo dei neurolettici ci sono due studi a lunga durata. Il primo è stato effettuato da Courtenay Harding, che è ora all' Università di Boston. In questo studio sono stati eseguiti gli esiti a lungo termine di persone a cui, negli anni '50, era stata diagnosticata la schizofrenia, nel reparto cronici dell'ospedale dello stato di Vermont ed erano state date come perse... Negli anni '60, il caso ha voluto che il Vermont avesse un modello socialmente progressista per riabilitare queste persone. Fu quindi possibile ritrovare questi pazienti e intervistarli negli anni '80. Ecco cosa è stato osservato.

    E' stato osservato che un terzo dei pazienti erano completamente guariti: asintomatici, con una vita del tutto normale, non si potrebbe indovinare che sono stati schizofrenici. Altri 34% stavano abbastanza bene. Presentavano una funzionalità sociale piuttosto buona. Il 32% dei pazienti erano malati cronici. 
    E c'è un aspetto veramente cruciale in questo studio
    Coloro che erano stati completamente rimessi, presentavano una caratteristica comune. E questa caratteristica era: avevano tutti smesso di assumere farmaci.  

    Nessuna guarigione fra coloro che avevano seguito il paradigma di cura secondo il quale devi assumere farmaci a vita. 

    Il secondo studio, appena uscito...ha seguito per 15 anni pazienti diagnosticati di schizofrenia a Chicago. Hanno osservato, questo è stato pubblicato nel maggio 2007, che il 40% delle persone diagnosticate di schizofrenia, che hanno smesso di assumere farmaci sono guarite: non presentano sintomi e stanno bene. Solo il 5% di coloro che hanno continuato ad assumere medicinali sono guariti. Questo è il miglior studio a lungo termine di cui disponiamo nell'era moderna e dimostra piuttosto chiaramente che se si vuole guarire la gente dalla schizofrenia, se si vuole dar loro il massimo delle possibilità, bisogna smettere di somministrare farmaci

    Questo studio esiste ed è stato pagato da te e me, i contribuenti. E ora vai a trovare un giornale che ne abbia parlato! Perché no? Perché l'NIMIH non l'ha promosso,  la psichiatria non l'ha promosso e non l'hanno promosso perché non raccontava la storia che volevano. Se l'inverso fosse stato vero: guarigione del 40% di chi assume farmaci, contro il 5% di chi non li assume, allora questa storia sarebbe stata esposta su tutti i giornali.

    Questa è scienza disonesta di una disciplina disonesta, perché quando ottengono risultati indesiderati, non li mostrano al pubblico.  La storia della Harding è forse famosa? Pensi che venga detto ai giovani psichiatri:  "Sapete abbiamo seguito dei pazienti schizofrenici per 30 anni e abbiamo visto, che ci crediate o no, che non bisogna disperare. Un terzo è completamente guarito. E nessuno di loro assumeva farmaci, perciò dovresti cercare di aiutare i pazienti a sospendere le medicine." 


    • Riflessioni sulla guarigione

    Intervistarore - "Facciamo finta che lei sia un'adolescente oggi...immaginiamo che lei abbia 14,15,16 anni... abbia la schizofrenia adesso..."

    Joanne Greenberg - "Dio mi aiuti"


    Joanne Greenberg - "Quel che mi succederebbe oggi...sarebbe molto peggio. Sarei messa in un reparto per adolescenti da qualche parte e poi morirei."




    • Le persone affette da schizofrenia sono più spesso vittime di violenza che violenti  

    Robert Whitaker |giornalista e autore| - "Raccontare questa storia è la cosa migliore che abbia mai fatto. La più gratificante. E la ragione è che tanti pazienti, tante persone che ci sono passate, inclusi tanti pazienti ricoverati che hanno sperimentato i neurolettici e li hanno trovati orribili mi hanno detto "Grazie per aver raccontato la nostra storia."







    Ali spezzate”, un lungometraggio di 75 minuti del regista ed ex-psicoterapeuta Daniel Mackler, illustra la possibilità di guarire pienamente dalla schizofrenia senza farmaci psichiatrici.  Per gran parte delle persone che operano nel campo della salute mentale, e secondo l’industria farmaceutica, ciò non è possibile.  Il film si focalizza sulle vite di due donne, due eroine, guarite entrambe da forme gravi di schizofrenia,  e segue le loro storie dai traumi infantili alla base della loro malattia  alla psicoterapia con psicologi di talento, che le porterà a ristabilirsi completamente.


    La prima è Joanne Greenberg (pienamente guarita da oltre cinquant’anni), insegnante di antropologia culturale e scrittura narrativa  e autrice del best-seller “Mai ti ho promesso un giardino di rose”.  
    La seconda è Catherine Penney (pienamente guarita da oltre trent’anni), infermiera psichiatrica in California, la cui storia di guarigione è stata raccontata dal suo terapeuta, Dott. Daniel Dorman, nel libro Dante’s Cure: A Journey Out of Madness.
    Le loro storie si intrecciano con interviste con colossi della guarigione dalla schizofrenia,  come il Dott. Peter Breggin , Robert Whitaker (giornalista autore di Mad in America and Anatomy of an Epidemic) e il Dott. Bertram Karon (autore di Psychotherapy of Schizophrenia:  Treatment of Choice).  

    Nel documentario appaiono anche oltre100 filmati di interviste con sconosciuti filmati nel Washington Square Park di New York, che danno i loro punti di vista sulla schizofrenia.


    Joanne Greenberg nasce a Brooklyn (New York) il 24 settembre 1932 e si laurea presso l'American University di Washington con una specializzazione in antropologia e letteratura inglese. Nel 1955 sposa Albert Greenberg che la incoraggia a scrivere il suo primo libro, The King's Persons, a cui seguiranno altri 12 romanzi e quattro raccolte di racconti. Oggi vive con il marito in una casa nei pressi di Lookout Mountain, Colorado, e insegna antropologia culturale e scrittura narrativa presso la Colorado School of Mines.

    Conosciuta nel mondo per l'autobiografia romanzata dal titolo Non ti ho mai promesso una giardino di rose, scritta con lo pseudonimo di Hannah Green, uscita negli Stati Uniti nel 1964 e adattata per il cinema nel 1977. Il libro è stato tradotto in 13 lingue e venduto in più di 6 milioni di copie.
    Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1964 con lo pseudonimo di Hannah Green e nel 1992 e 2009 con il nome dell'autrice. Nel 2015 è uscito in Italia, pubblicato da L'Asino d'oro edizioni e tradotto da Cecilia Iannaco.

    In un primo momento Joanne Greenberg decide di pubblicarlo sotto pseudonimo;  scelta in parte dovuta ad un’esplicita richiesta della madre e in parte legata ai pregiudizi che potevano scatenarsi nei riguardi di una ex malata di mente. In seguito l’autrice decide di pubblicarlo a suo nome venendo alla scoperto senza più timori di giudizi e regalando al pubblico una parte della sua storia più intima.
    Pubblicando a suo nome la Greenberg difende anche il lavoro della sua psicoterapeuta in un momento storico, quello degli anni ’60,  nel quale la “pazzia” viene definitiva un modo come un altro di essere, una libertà esistenziale o una condizione oggettiva da accettare senza speranza.


    La Greenberg sa che non è così
    e la testimonianza più viva di questo pensiero è proprio questo lavoro che spiega con chiarezza il dramma della malattia.

    Nei vari capitoli  emergono i pensieri della ragazza fin da quando era bambina.
    Pagina dopo pagina affiora il rapporto di Deborah con la famiglia, con i compagni di scuola e con la sorella. La ragazza costruisce già in tenera età un mondo parallelo per difendersi dagli altri e da quello che crede di se stessa.
    Emergono i rapporti con le altre pazienti del reparto con le quali è costretta a convivere, gli infermieri, i dottori della clinica e il rapporto con la dottoressa Fried, un legame difficile all’inizio ma assolutamente indispensabile e costruttivo grazie al quale Deborah cambierà per sempre. E’ la dottoressa Fried a dire a Deborah non ti ho mai promesso un giardino di rose, per dirle che il mondo non è perfetto ma bisogna essere liberi, liberi dalla malattia, per poter essere in grado di scegliere.

    "Ho scritto questo romanzo, che è un'autobiografia romanzata, per dare un quadro di ciò che sente uno schizofrenico, di come e che cosa può essere realizzato in un rapporto di fiducia tra un terapeuta di talento e un paziente disponibile. Non è un caso clinico o di studio. Mi piace pensare che sia un inno alla realtà." (Joanne Greenberg)


    Fonte: Wild Truth Healing from Childhood Trauma | Wikipedia | Tracce di studio |





















































    Giuridica News | Avv. Gabriella Filippone







    «La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza» (Lev Tolstoj)

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