mercoledì 15 febbraio 2017

"La Legge per tutti" è un fenomeno social: "volgarizziamo il diritto" | Angelo Greco: siamo vittime di una concezione corporativa delle professioni

Febbraio 2017 | Gabriella Filippone Rassegna stampa | Le notizie on line



Immagine:  L'angelo di Leonardo Da Vinci | via Wikipedi

Dalla città di Cosenza in Calabria a Rai Uno il passo è breve e costellato da grinta, entusiasmo, ambizione e caparbio impegno: un successo personale dell'avvocato Angelo Greco.


L'obiettivo: far comprendere la legge a tutti. Il suo sito registra moltissime visite giornaliere, ha una rete di legali da tutta Italia. Angelo Greco è anche diventato ”avvocato di famiglia”: la mattina cura una rubrica legale in cui  offre consigli e consulenze ai consumatori, agli utenti e ai telespettatori,  in un programma Rai.

La Legge per tutti è nato come un fenomeno social: quelli che "volgarizzano il diritto"


"Siamo vittime di una concezione corporativa delle professioni che, rendendoci schiavi del passato, non ci fa vedere le occasioni del futuro". 

Angelo Greco, avvocato digitale, autore di saggistica, iscritto all'albo dei giornalisti, già collaboratore universitario, esperienza in Columbia University, è il fondatore del portale di consulenza e informazione legale "La legge per tutti": "Chi teme che gli altri gli rubino le idee é chi evidentemente ne ha poche" (via Facebook)







Immagine: Il gol di Angelo Mammì che valse ai calabresi 
la prima promozione in Serie A. via Wikipedia
Dall'intervista su IusLawRadio il suo outlook sugli anni 2000, 2010, su quelli presenti e su quelli futuri
"Gli avvocati digitali si devono scrollare di dosso delle vecchie impostazioni
C'è un po' di paura nei nostri colleghi. Bisogna superare un po' di vergogna, lo ribadisco, perché c'è ancora retaggio
In questo sai io credo che la crisi abbia una grossissima componente perché porterà necessariamente i professionisti ad uscire dal corporativismo che non li aiuta. Non li aiuta.
Loro pensano che sia il corporativismo la chiave per superare la crisi
L'aiuto di stato diciamo tradizionale. Il legislatore che deve venire in aiuto dell'avvocato a fare leggi di tutela della professione. Dove sta scritto?  
Il legislatore deve intervenire soltanto a tutela del mercato. Il mercato è il consumatore
Perché se interviene con disposizioni mirate per la categoria, allora come interviene a tutela dell'avvocato, deve poi intervenire col farmacista. 
Allora l'avvocato lì dal farmacista è consumatore e  quindi lui sta propugnando un ritorno al corporativismo che andrà  a suo svantaggio tutte le volte in cui lui cessa di essere avvocato e diventa consumatore
L'avvocato deve fare i confronti col mercato. 
Usciamo fuori dal pregiudizio, dall'autorirarismo della professione nobile. 
Dobbiamo recuperare il senso del mercato. C'è una realtà oggettiva: è la forza di gravità. 
Ricordiamoci che fino a poco tempo fa la Santa Inquisizione ci vietava di avere un sito, ci vietava di avere tariffe professionali libereA tutela di chi? 
Ognuno ha i suoi tariffari. Non può essere un soggetto terzo a stabilire quanto io voglio guadagnare"

La visione generale dell'avvocatura: "Credo che ci stiamo muovendo nell'estremizzazione di quelle che sono già state le precedente iniziative legislative, cioè una degiurisdizzazione dell'intero mercato, quindi si amplierà lo spettro della mediazione.    
Ormai non c'è una materia che riguardi il consumatore che non è sottoposta a tentativo di conciliazione.  
Ci stiamo rivolgendo a un tipo di giustizia diciamo self service per quanto riguarda le liti di piccolo conto. Quindi, è un fatto che non dobbiamo né giudicare né cercare di tornare indietro, anche se tu guardi l'esperienza americana a cui noi progressivamente ci avviamo. Prendiamo atto di questo.

Involontariamente ci stiamo tutti quanti specializzando anche perché  il diritto diventa sempre più complesso.

Il punto è che io noto che c'è ancora quel tentativo di restaurazione dell'ancient regime, nel momento in cui arrivano quei regolamenti che ti impongono per rimanere iscritto all'albo un "x" numero di cause
Il punto è se imponiamo all'avvocato di avere un x numero di cause. 
Diciamo così che io preferisco spogliarmi di tutte le cause per poter serenamente fare le consulenze. 
Però il punto è che se noi imponiamo  all'avvocato  di avere un x numero di cause e l'avvocato magari non riesce ad arrivarci o l'avvocato magari sta decidendo di spogliarsi dei retaggi o delle vecchie impostazioni del professionista da foro, rimane con il piede in una scarpa e un piede nell'altra. 
E' costretto a rimanere in tribunale
E' costretto a dire al cliente facciamo causa. O a farsi mettere in procura dal collega per non essere cancellato. 
Comprendi bene che c'è chi te lo vieta perché sennò ti cancella se tu non hai causa quindi c'è ancora una logica che l'avvocato vero è quello del tribunale.

"Però va poi contro tutte le tendenze ai sistemi alternativi alle risoluzioni delle controversie
Quindi un è un po' schizofrenico questo legislatore". (intervento di IusLawRadio)

Non è il legislatore. E' corporativismo questo. Abbiamo una realtà economica del legislatore che va in un senso e la corporazione che va in un altro."






Intervista a Angelo Greco su IusLawRadio (video)





Intanto, in una recentissima intervista il Presidente del Consiglio Nazionale Forense (CNF) Andrea Mascherin nel corso della relazione annuale alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, per altri estranei motivi, o comunque non specificati, si esprime genericamente in tal senso: “Ai colleghi dico non andate in tv ad elemosinare qualche spicciolo di notorietà, peraltro assolutamente presunta. Troppa televisione è pericolosa, si rischia col finire a parlare da soli. Si parla convinti di avere la verità in tasca”. 

Fonte: Mascherin (Cnf) ad avvocati, non andate in tv a elemosinare notorietà MasterLex












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Immagine: Il tempo è denaro | via pixabay




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