lunedì 23 dicembre 2013

Botte tra rivali in amore: basta un graffio ed è reato di lesioni




Un graffio può configurare il reato di lesioni. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la  sentenza 51393/2013.



La sentenza ha accolto i motivi della ricorrente, costituitasi parte civile, contro la sentenza di assoluzione, da parte del tribunale di Massa, della sua rivale in amore che in  un alterco le aveva segnato il viso con un graffio, procurandole una prognosi di dieci giorni.



La Corte ha chiarito che nella nozione di “malattia“, richiesta dalla legge per configurare il  reato di lesione personale, va ricompresa "qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell’organismo, ancorché localizzata, di lieve entità e non influente sulle condizioni organiche generali, onde lo stato di malattia perdura fino a quando sia in atto il suddetto processo di alterazione".








Giuridica News | Rassegna news giuridiche Avv. Gabriella Filippone












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Per aversi il reato di lesione personale è sufficiente anche un tipo di lesione lieve come un graffio.

Basta poco per far scattare il reato di lesione personale [1]. Nel caso, per esempio, di una colluttazione tra rivali, infatti, anche un semplice graffietto può far scattare un processo penale.
Infatti, è sufficiente, a commettere il reato in commento, qualsiasi alterazione anatomica e funzionale dell’organismo, anche localizzata, lieve e non compromettente le condizioni organiche generali. Dunque, anche un segno sul viso.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1] che ha giudicato il caso di due donne, rivali in amore, tra cui era sorto un alterco verbale, durante il quale una delle due si era lasciata sfuggire una “manata” di troppo.

Graffio = lesioni.
Secondo l’orientamento della Suprema Corte, la nozione di “malattia“, richiesta dalla legge perché scatti il reato di lesione personale, ricomprende qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell’organismo, ancorché localizzata, di lieve entità e non influente sulle condizioni organiche generali, onde lo stato di malattia perdura fino a quando sia in atto il suddetto processo di alterazione.
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